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giovedì 21 giugno 2012

Pas de deux

L'aria oggi è immobile come le mie emozioni. Cerco refrigerio in ufficio, chiusa nei miei pensieri e nel mio mutismo, con l'aria condizionata al massimo...
Un po’ di musica e un the freddo mi distraggono dalla noia; scrivo qualcosa al computer, ma c'è ben poco da lavorare in questo periodo e sento un'irrequietezza crescente che mi agita le viscere.
Il trillo del telefono mi fa sobbalzare mentre, intenta a guardare foto improbabili di improbabili panorami artefatti, sono sovrappensiero.
Senza staccare gli occhi dallo schermo in cerca di figure nuove, rispondo distrattamente a quella che sembra solo un'inopportuna interruzione.

-pronto-

Un attimo di silenzio richiama la mia attenzione più di una pronta risposta.
Al di là del cavo un respiro quasi forzato, come a prendere fiato... e poi sento la sua voce.

- Ciao...sono io.......Come stai?-

Il mio cuore si ferma a mezz'aria tra il silenzio e l'esplosione.
Questa non me l'aspettavo, dopo tanto tempo sentire la sua voce mi riporta indietro istantaneamente, quasi come se fossi salita sulla macchina del tempo che tutto cancella e tutto fa rinascere e tutto sana.

   -.......ciao.......be...bene grazie.... Non mi aspettavo questa tua chiamata-

   - sarò sincero, mi meraviglio anche io di averti chiamata, mi ero ripromesso di non entrare più nella tua vita...ma ...é stato più forte di me-

   -...capisco...-

   - dove sei? A lavoro o in giro?-

   - sono in ufficio...e tu?-

   - ecco...vedi ... io ti ho chiamata perché sono qui nella tua città, per lavoro, e mi chiedevo se per caso ti andava di prendere un caffè in ricordo dei vecchi tempi, da buoni amici... –

Da buoni amici....”ma quali amici ... io ti amavo e tu mi hai lasciata. Ti sei arreso, hai avuto paura, non hai voluto amarmi”.

Questo avrei voluto urlargli nel telefono prima di mettere giù con rabbia.

E invece la mia voce, nel tono più indifferente e accondiscendente che avessi mai udito uscire da me stessa, gli ha detto :

- ...mmm...perché no? Dammi il tempo di organizzarmi in ufficio ed esco. Dove ci vediamo?-

Ci accordiamo per vederci dopo mezzora in un bar a poca distanza dal mio ufficio e, appena chiudo la comunicazione, il mio cuore invece di calmarsi e ritrovare il suo abituale ritmo, inizia a pompare sangue con violenza.
Rumoroso e martellante danza nel mio petto come in un rito voodoo.
Mi arrossa il viso e mi accalda e mi fa sudare e mi spezza il fiato...

Non pensavo mi facesse stare così l'idea di incontrarlo di nuovo, è passato tanto tempo ormai.
Eppure l'emozione è la stessa della prima volta, forse anche maggiore.

La prima volta che ci incontrammo la paura e l'imbarazzo la fecero da padrone. Eravamo due impacciati che cercavano il modo di dissimulare quello che si affollava nella mente, e il silenzio si impadronì di me, che normalmente sono una chiacchierona.
Ma ora è diverso. Questa volta saprò che non è un inizio di qualcosa di magico ma è solo un caffè con una persona che ha fatto parte della mia vita in modo intenso.
Dovrò saper tenere a bada l'emozione, mascherare il risentimento, e controllare la voglia di fare l'amore con lui rimasta a metà gola come un boccone troppo grosso da ingoiare.
Riuscirò ad essere una donna controllata? I miei occhi mi tradiranno? Le mie mani tremanti e inquiete parleranno al posto mio? Come farò a mantenere un contegno per salvaguardare la mia stessa dignità?

Non avrei dovuto accettare. Sono sempre la solita scema.
Ma ormai la frittata è fatta.

Mi do una rinfrescata nel bagno del mio ufficio, mi lavo i denti nonostante lo abbia già fatto subito dopo pranzo, mi sistemo trucco e capelli e lascio praticamente l'ufficio in balia di un'incompetente, ma la verità è che ho una voglia matta di guardarlo ancora una volta negli occhi.

Guido veloce, con i finestrini aperti e l’aria condizionata accesa. Nell'abitacolo ci saranno almeno 45 gradi...”proprio al sole dovevo parcheggiare? Porca miseria, ci vuole un altro po’ di deodorante, sono di nuovo tutta accaldata e sudata”.
Sento i capelli appiccicarsi sulla fronte e sul collo e i miei tentativi di asciugarli con la ventola dell'aria condizionata al massimo sono inutili.

Sono entrata praticamente in uno stato di autocombustione da eccitazione.

Lo vedo da lontano, sul marciapiede, che mi aspetta....”uffa, è ancora più bello di come me lo ricordavo”.

Parcheggio in modo perfetto nell'unico spazio minuscolo disponibile, e questo mi dà un pizzico di soddisfazione mentre sento i suoi occhi scavarmi dentro, anche attraverso gli occhiali da sole e i vetri leggermente oscurati della mia auto, e quando apro la portiera, i suoi sguardi salgono come una carezza dalla caviglia fino alle ginocchia e ancora più su... Mi porge la mano per aiutarmi ad uscire e a richiudere la portiera, e poi mi bacia sulla guancia, da buon amico. Solo che il suo profumo...il suo odore mi ha sempre fatto chiudere gli occhi in preda all’estasi …
_________________________________________


Fin qui è il racconto di come è iniziato realmente il nostro incontro.

Poi subentra la fantasia:


Il suo bacio, così vicino al collo da darmi i brividi, è un bacio lento, morbido.
Indugia con la mano sul mio fianco e il naso tra i miei capelli, ma siamo per strada e non possiamo andare oltre, così entriamo nel bar, con la sua mano ancora appoggiata alla mia schiena in un gesto protettivo.

Ci accomodiamo ai tavolini nella saletta interna, lontani da occhi indiscreti e possibili incontri sgraditi, e mentre consumiamo le nostre bibite il racconto delle nostre rispettive vite negli ultimi mesi, da quando ci siamo lasciati, si limita a poche parole che fondamentalmente riguardano il lavoro.

Nulla è cambiato davvero.

I nostri occhi sembrano non ricordare più quel giorno in cui mi disse addio.
Sono in disaccordo con la scelta fatta per il bene di entrambi e vagano autonomi in cerca gli uni degli altri, in una sorta di ribellione alla razionalità.
I nostri occhi si parlano ancora allo stesso modo di allora, e il tempo trascorso sembra improvvisamente annullato.
Anzi, la sensazione, ora che siamo uno di fronte all’altra, è di essere tornati a casa dopo un lungo viaggio.
E’ tutto come prima, immobile e immutato, ma ora ci sembra più bello.
 
Allunghiamo entrambi la mano verso il portatovaglioli sul tavolino e le nostre mani si scontrano, si sfiorano, si intrecciano all’istante … 
 
Non parliamo più, sentiamo solo il battito dell’anima che martella e chiede perché siamo arrivati a questo.
La sua mano, ancora intrecciata alla mia, mi attira a lui.
E questa volta sono le nostre lingue ad incontrarsi. 
 
Abbiamo fame e sete di noi, siamo orfani d’amore che ritrovano la propria casa, l’uno tra le braccia dell’altro.

- Non lasciamoci più, ti prego, non lo facciamo più – le nostre voci parlano all’unisono.
E mentre mi bacia, mentre lo bacio, mi sciolgo in un pianto di gioia ed emozione.

Paga il conto e mi prende per mano, in preda alla voglia di fare l’amore.

Questa volta non so dove andremo, ma in fondo non mi importa dove, l’importante è che ci andrò con lui.

 

_________________________________________

Fin qui ho descritto come avrei voluto che avvenisse questo incontro, ora invece vi descrivo come è andato realmente:


Il suo bacio, che ho cercato di allungare un po’ tenendogli la mano nella mia, mentre ci salutavamo, è stato un bacio formale e quasi timoroso di essere eccessivo e travisato. Mi invita ad accomodarci all’interno del bar, ordiniamo da bere, mi chiede di me, di come sto, se il mio rapporto con mio marito è migliorato, di come stanno le mie figlie, e poi, quando tocca a me chiedergli di lui, mi arriva un secchio di acqua gelata addosso.

- Vedi ... è anche per questo che volevo incontrarti, volevo essere io il primo a dirtelo. Mi sarebbe dispiaciuto se lo avessi saputo da altri.
...
Io ho lasciato mia moglie, e ora vivo con un’altra donna.
Aspettiamo un bambino. -











Il mio silenzio gli parla più di quanto riesca a fare io.
Il sorso di the mi si blocca a metà gola, come un boccone troppo amaro da ingoiare.

Non ho più sete.

Non ho più voce.

Non ho più niente.


- Sono felice per te. Davvero, se sei felice sono felice per te.
Ora scusami, ma ho lasciato da sola la collega, devo proprio andare.
Mi ha fatto piacere vederti, sai … Tanti auguri di nuovo.




Mi alzo, gli regalo un ultimo sorriso, mi giro e vado via con un nodo in gola.



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Chi è Manuela Rossa

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Manuela Rossa è un personaggio di fantasia, una sorta di "alter ego" di una donna che ha scoperto il potere dell'immaginazione e della scrittura per raccontarsi innanzitutto a sé stessa. I suoi scritti sono frutto di fantasia e non attingono che in modo marginale alla vita reale.

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